martedì 25 agosto 2009
Il tramonto, la birra, il jack daniels, la musica …una musica per ogni momento, la natura, il mio strumento, giocare, ballare, disegnare, costruire, scrivere, creare, cucinare, fare sesso e fare l’amore, le emozioni, la gente pura e sincera, giocare con Mille, chi sa essere quello che è…senza divise e senza etichette…..
MI URTANO.....
L'america e gli americani, gli ipocriti, i prepotenti, i politici, gli avvocati, i notai e i ragionieri, la burocrazia, Silvio, la Destra, un estate al mare, la musica latina, le fighe da copertina, le cose finte, la vita virtuale, il consumismo, il denaro, il potere, gli automi, la televisione, la troppa tecnologia, la sacra romana chiesa, G.B. e quelli come lui, le file in macchina, le code agli sportelli, i palazzi o piccionaie in città, il cemento, gli arrivisti a tutti i costi…..me stesso quando mi perdo……
| Cosa e meglio tra il dare e il ricevere | |
| Никола Павлов Стоев (раймонд) | |
| Раздел: Проза на чужд език | |
| Praticamente non c’e nessuna dilemma cosa e meglio fra il dare e il ricevere. Cio puo essere detto perche l’uno non esiste senza l’altro. Nessuno puo dare una lcosa che non e stata voluta e nessuno puo ricevere l’un’ altra che non e stata offerta. E meglio cercare il senso del dilemma nella domanda se ci sono valori che possono essere considerati come universali e scambiati senza trattative o situazioni condizionali e che sono sempre soddisfacenti per tutti. Mi sembra, che se la dimensione terrestre fosse applicata, la risposta sarebbe che tali valori non esistono. La nostra natura e troppo fragile per sostenere valori universali come una totalita nel tempo e nello spazio. Per esempio, perfino l’amore o la pace possono essere espressioni di ipocrisia in molti casi. Dunque, l’amore limitato soltanto nella sfera terrestre o empirica e niente piu di un’ emozione bella e piacevole, che purtroppo spesso e usata soltanto per la propria sazienta. E la sazienta dipende da varie condizioni e circostanze come cultura, intelletto, educazione, ricchezza ed ecc.. Allora non c’e nessuna sicurezza che la coincidenza fra il dare e il ricevere puo essere raggiunta con i propri sforzi. L’opportunita di prevedere questa coincidenza puo venire soltanto da un fonte di valori comuni. Chi o che cosa puo essere un valore comune sempre e per tutti? E qualcuno che da la vita e da cui origina tutto che noi possiamo dare agli altri nella nostra vita. Il contributo personale nello scambio di valori si materializza nel ricevere il Suo amore volontariamente. Se riusciamo a farlo, allora anche noi abbiamo che cosa da dare. Se l’altra persona accetta il Suo amore anche, il nostro dare coincidera con la sua volonta di ricevere. Gli unici ostacoli nel processo di scambiamento possono essere le nostre debolezze nel fare e nell’ espressione. Ma Dio ci ama con i nosre debolezze e percio dobbiamo amarci l’un’ l’ altro pure se Lo amiamo in primo grado. Questo amore e chiamato misericordia. Se abbiamo misericordia e amiamo Dio piu di noi stessi e qualunque altra persona, non saremmo delusi da coincidenze mancanti nello scambiamento quotidiano dei valori umani. L’aborto nel processo di dare e ricevere sara sempre giustificato dalla nostra fede se la nostra tentazione di dare o ricevere e dettata dalla fede stessa. Ma c’e una situazione ovvia che non deve essere trascurata senza un’po di considerazione. E la situazione di importanza primaria perche Dio ci ha dato vita e qualche capacita di fare cose varie e svilupparci nella vita a costo di nulla. Praticamente, Lui ha investito amore in noi gratuitamente. Noi siamo beneficenti all’inizio. Allora nella vita quotidiana il nostro inizio o la nostra iniazitiva primaria deve essere legata con il dare per scontare il debito verso il Signore. Se la prontezza dell’ altro uomo a riceverci non e sempre al suo massimo, di nuovo la nostra giustificazione sara la fede. Ma e la fede sempre sincera e appassionata? Siamo sempre preparati di soffrire? Quanto hanno ricevuto la croce di Cristo proponente e la Sua risurrezione dal Dio ricevitore coi loro cuori e coi loro atti esistenziali? La fede e la dimensione ecclesiastica che trascende la dimensione terrestre nella concezione dello scambiamento di valori universali. La fede supera anche la guistizia senza riguardo se l’ultima e presente o mancante nelle relazioni umani. Dunque, e meglio se l’iniazitiva di dare precede la disponibilita di ricevere. Questa configurazione prevede piu sostenibilita personale e sociale che la sua alternativa dei componenti riordinati. E anche una delle alternative Cristiani della cultura moderna del consumatismo individualistico, l’edonismo e l’alienazione. Una tale alternativa prevede anche un senso universale della vita sempre e per tutti. |
PROFETI. E' morto l' autore de " I persuasori occulti " , testo sacro dell' anticonsumismo. Demonizzo' l' industria della pubblicita'
Vance Packard, l' esorcista degli spot
Descriveva una societa' disumanizzata, dove il cittadino veniva diabolicamente manipolato con gli strumenti della psicoanalisi. Quasi un' ossessione la sua crociata contro le " nuove elite "
----------------------------------------------------------------- PROFETI E' morto l' autore de "I persuasori occulti", testo sacro dell' anticonsumismo. Demonizzo' l' industria della pubblicita' Vance Packard, l' esorcista degli spot Descriveva una societa' disumanizzata, dove il cittadino veniva diabolicamente manipolato con gli strumenti della psicoanalisi Quasi un' ossessione la sua crociata contro le "nuove elite" Nel 1958, esattamente un anno dopo la nascita di Carosello, usci' da Einaudi, per la traduzione del giovane Carlo Fruttero, un saggio che turbo' molte coscienze. Fin dal titolo, che era I persuasori occulti ("The Hidden Persuaders", di Vance Packard). In quel citatissimo libro la pubblicita' - una disciplina che gli italiani cominciavano ad assaporare insieme con il barbarico inebriamento del consumismo - veniva descritta come una sorta di "quinto potere" che si stava impadronendo delle labili menti dei cittadini. Suggestionare il consumatore sembrava essere il primo compito dell' industria. Incombeva persino un tetro motto, che verra' poi ripreso con l' avvento dell' Auditel. Diceva: "Noi non vendiamo prodotti, compriamo clienti". In quel libro si sosteneva una tesi che gettava luce sinistra su tutti gli scaffali della merce. I pubblicitari sono dei loschi signori che hanno inventato tecniche manipolatorie e invisibili; con i loro messaggi "colpiscono" l' innocente massaia, il giovane virgulto, l' inesperto pensionato e lo condizionano nell' esercizio della spesa. Questi mascalzoni, che hanno fatto tesoro delle lezioni di Freud e Pavlov, sono nient' altro che "manipolatori di simboli" e soprattutto "analisti motivazionali" (definizione che allora doveva suonare come un terribile insulto). Insomma, accanto al mondo smaltato e luccicante delle vetrine, esistevano centri di potere occulto dove, attraverso i piu' sofisticati sistemi di introspezione, si mettevano a punto maliziose e scellerate tecniche di seduzione: "Sono all' opera su vasta scala - scriveva Packard - forze che si propongono di convogliare le nostre abitudini inconsce, le nostre preferenze di consumatori, i nostri meccanismi mentali, ricorrendo a metodi presi a prestito dalla psichiatria e dalle scienze sociali. E' significativo che tali forze cerchino di agire su di noi a nostra insaputa, si' che i fili che ci fanno muovere sono spesso occulti". Vance Packard, nato in Pennsylvania nel 1914, quando scrisse I persuasori occulti insegnava giornalismo alla Columbia University. Quel libro divenne subito un best seller in tutto il mondo e contribui' non poco a demonizzare la pubblicita' , ad accreditarla come una manipolazione diabolica e perversa. Anche i pubblicitari venivano descritti come subdoli scienziati in grado di insinuarsi nella mente del consumatore per manipolarla. Senza mezzi termini erano definiti come esseri "socialmente pericolosi". Il pamphlet che sembrava appartenere piu' alla letteratura delle ideologie negative (come 1984 di George Orwell o Il mondo nuovo di Aldous Huxley o Tempi moderni di Charlie Chaplin) cercava di descrivere il mito dell' organizzazione pubblicitaria in una societa' disumanizzata: l' alleanza scientifica tra psicoanalisi e reclame avrebbe per sempre minacciato il consumatore nel suo diritto primario: la liberta' di comprare una marca di whisky piuttosto che un' altra. Ammirato e criticato, citato come un acuto interprete del nostro tempo o dileggiato come un frettoloso raccoglitore di dati e un bigotto reazionario, Vance Packard ha continuato a tener desta l' attenzione dei lettori americani. Ha pubblicato "The Status Seekers" (uscito da noi con il titolo I cacciatori di prestigio), "The West Makers", "The Pyramid Climbers", "The Naked Society" (La societa' nuda), "The People Shapers", libri in cui ha passato al setaccio i cosiddetti "creatori di spreco" del consumismo (che in Italia, negli anni Sessanta, rispondeva al curioso neologismo di "consumatismo"), i burocrati invadenti, gli arrampicatori sociali, gli esponenti di una civilta' malsana che si arrabatta nelle sue sempre piu' aperte contraddizioni. Ma sono stati altri due libri che lo hanno reso popolare ai lettori di tutto il mondo. Il primo e' "The Sexual Wilderness", un tomo di cinquecento pagine in cui si tenta di dimostrare che viviamo in un generale caos sessuale, causato dalla sempre maggiore indipendenza delle donne e dei giovani, dal crescente benessere, dai messaggi erotici del cinema e della Tv e infine dalla presenza della "pillola". Come e' immaginabile, l' inchiesta di Packard venne sommersa dalle critiche, sul metodo e sugli esiti. Il secondo e' "The Ultra Rich: How Much is Too Much?", 1989 (uscito da noi con il titolo I super - ricchi), un' altra maxi inchiesta sui quattrocento uomini piu' ricchi del mondo. Packard pensa di poter indagare sui vizi e le virtu' dei suoi facoltosi interlocutori sottoponendoli a piu' o meno stringenti domande: quanto spendono all' anno, quanto hanno pagato le case di loro proprieta' , quanto danno ai figli, quanto alle mogli, quanto e come viaggiano, come si divertono. L' aspetto piu' curioso del libro e' l' aneddotica descrizione della scalata al successo: ci sono persone che hanno fatto soldi a palate fabbricando pupazzi, inventando catene di pizzerie, dirigendo case da gioco, confezionando cosmetici, soprattutto partendo dal niente. Profeta di sventure della pubblicita' e della societa' dei consumi, Packard era un po' troppo ossessionato da quella che lui chiamava la "nuova elite". Quegli specialisti che lavorano per enti governativi o per potenti corporation, quei public - relation man che intervengono con ogni mezzo, lecito o illecito, palese o occulto, sull' uomo della strada. Intervengono naturalmente per plasmarlo, per convincerlo della bonta' di certe scelte, per negargli subdolamente l' indipendenza e la responsabilita' di individuo. L' unica salvezza consiste nel vivere in una condizione di allarme continuo: "Il sopruso piu' grave che molti manipolatori commettono e' il tentativo di insinuarsi nell' intimita' della mente umana. E' questo diritto all' intimita' - il diritto di essere razionali o irrazionali - della mente che abbiamo il dovere di difendere". Per questo ha scritto cosi' tanto.*
Grasso Aldo
Pagina 33
(13 dicembre 1996) - Corriere della Sera
venerdì 19 settembre 2008
DEFINIROS
Es una idea positiva de consumo. Sumar o acumular material, sin gastar. Para su posterior consumo, consumir como utilizar.
CON- UNETE
SUMA- RECOJE, REUTILIZA
TISMO- ACCIÓN PARA RESISTIR, AL IMPERIO DEL MERCADO GLOBAL.
CONSUMATISMO.
KONSUMISMUS
KONSUMTIONISKE

Nella mia ricerca ho preso il collage come linguaggio, come strada, dove comunicare senza una ortodossia figurativa, dove il momento di creare condivida anche il distruggere. La dualità tra creare e distruggere la materia, una dimensione dove affacciassi un caos calmo dove riflettere il senso puro.
La mia persona e sua realtà inventata, sono insieme, con la sua visione di un mondo non definitiva, e le opere che realizzo sono l’esempi materializzato di questa sintomatologia. Concepiti come dimostrazioni vere e proprie, illustrazioni aneddotiche, metaforiche e antologiche delle relative conseguenze.
La formulazione del linguaggio e la raccolta delle mie opere non è affatto importante, per me può essere importante mettere incontrasti con quello prodotto da un’altra ideologia. Le conseguenze invece sempre spaventosamente uguali.
Il materiale riciclato porta già la propria storia è come una spezie di diario visuale, un richiamo poetico materiale, un “riorganizzare” rendere poetico e personale qualcosa di banale.
Il a luglio di 1919, Kurt Schwiters, scriveva nel n.4 p. 61 da “Der Strum” : La pittura Merz, sono opere d’arte astratte. La parola Merz significa nella sua essenza l’assemblaggio di tutti materiali possibili e immaginabili per scopi artistici, e in senso tecnico l’uguale valorizzazione di principio dei singoli materiali percepibili all’occhio e di tutti gli utensibili necessari. Non ha importanza che i materiali impiegati siano già stati plasmati per qualche scopo o meno. La ruota della carrozzella, la rete metallica, lo spago e l’ovatta sono elementi equiparato al colore. L’artista crea scegliendo, ripartendo e deformando i materiali.
La deformazione dei materiali può già prodursi grazie alla loro ripartizione sulle superficie del quadro. Essa è ulteriormente rafforzata da smembramento, piegatura, ricopertura o ridipittura. Nella pittura Merz il coperchio della cassa, la carta da gioco, il ritaglio di giornale diventano linea; la rete metallica, la ridipittura o la carta oliata appiccicata diventano verniciatura trasparente, l’ovatta diventa morbidezza.
La pittura Merz mira all’espressione immediata abbreviando il camino che separa l’intuizione dell’atto di visualizzazione dell’opera d’arte.
Queste parole per me sono di molto aiuto, sono molto chiare e posso dire che di questo spunto parte tua la mia ricerca. È la apologia del non finito, fusionare insieme l’arte e la vita, ansi direi il mio l’arte di vivere oggi, ora. Nel libro di Mario de Micheli, “Le avanguardie artistiche del Novecento” al finale dici: il gusto e la moda sono la negazione dell’avanguardia, oggi, vuol dire dunque qualcosa di profondamente diverso dalla riduzione della avanguardia in formule di comodo: vuol dire soprattutto potare a conclusione le sue reali istanze di libertà, al centro delle quali sta l’uomo col suo carico di sentimenti e il suo destino storico.
La crisi nell’arte e il caos iconografico creato, per un flusso vertiginoso di informazione a livello mondiale hanno creato dei ibridi stilistici infiniti, tutti fatti di una continua scomposizione e ricomposizione, un collage culturale che come un’organismo d’autonomo ciclo tra ciclo, si autodistrugge per dopo rinascere contaminandosi di sua circostanti realtà attuale. In vari articoli trovati nel giornale “Domenica” uno (capolavori per procura e dispersi), insieme a un altro che avevo trovato una settimana prima in “R2 cultura” intitolato (se il museo è un luna park) mi faccio l’immagine di nostra cultura come parte attiva nel consumo globale e non come un campo onirico inesplorato dove l’artisti possono avventurassi leggere altri codici, aiutando così con gli altri, insieme, alla costruzioni della nostra visione aggiornata del mondo.
Per me il ciclo vitale di nostra società (neo imperialista corporative globalizzata) entra in momento entropico. Conviene reciclarsi in se stesa, senza clonare più ibridi-contemporanei nati della produzione di oggetti industriale delle botteghe artistiche dei famosi artisti. Perché il sistema di consumo devi essere cancellato di nostra realtà sociali, entrare di nuovo nell’attivismo artistico come Rauschenberg, diceva “La mia sola intenzione è mettere a confronto la gente con la sua esistenza quotidiana. E di fargliela osservare da una visuale differente, come fosse la prima volta”.
Picasso e Braque per potere uscire avanti nella sua ricerca personale, avevano fatto un viaggio antropologico alla radice de culture primitive, prendendo spunto per dopo matelizzarli nel Cubismo, il suo bisogno vitale di trascendere la dimensione nella pittura, gli fa usare, cercare nuovi materiali, creando un nuovo linguaggio percettivo
Il consumatismo, fa uno sguardo critico sulla attualità usando elementi di uso quotidiano per raccontare una realtà privata, intima, personale, che vuole ironizzare su la nostra percezione del consumo. L’albero di natale non vuole essere bello ansi è brutto, caotico, casuali, parassita della forza che ha il simbolo iconografico che ha l’albero di natale, dietro una croce deformata, come la nostra percezione della religione ora, spezzata e deformata, la croce non è più un simbolo è più un coso che serve per allestire un ornamento, ma tutte due sono insieme l’albero e la croce. I materiali sono la spazzatura (rubbish 100%) che ho generato mentre sviluppavo l’idea ed in un sincronismo magico, messi con forza insieme. Schifezza luminosa, urlo che ti grida nell’orecchio, ti grafia l’occhi, ma non senti niente di quello?, perché? Forze siamo già insensibili per tanta stimolazione, che il sistema di consumo ci sottomette, nei mass media produce, come le galline di allevamento rapido, che non conoscono la notte e mangiano e mangiano per essere consumati in un mese, un paradosso con la nostra realtà inventata. Dopo la I Guerra Mondiale si ha lottato contro la fame, e la povertà, polli per tutti!.
A terra mia si dici, “de lo che se come se cria”, di quello che manghi ti fai. Ora siamo fatti di tutti questi prodotti, che mangiamo. Forze lasciano più benefici economici, ma io mi chiedo si non viene ravvisato questo sistema de consumo.